C'era una volta, là/ dalle parti di Chissà,/ il paese dei bugiardi./ In quel paese nessuno/ diceva la verità,/ non chiamavano col suo nome/ nemmeno la cicoria:/ la bugia era obbligatoria./ Quando spuntava il sole/ c'era subito uno pronto/ a dire: "Che bel tramonto!"/ Di sera, se la luna/ faceva più chiaro/ di un faro,/ si lagnava la gente:/ "Ohibò, che notte bruna,/ non ci si vede niente"./ Se ridevi ti compativano:/ "Poveraccio, peccato,/ che gli sarà mai capitato/ di male?"/ Se piangevi: "Che tipo originale,/ sempre allegro, sempre in festa./ Deve avere i milioni nella testa"./ Chiamavano acqua il vino,/ seggiola il tavolino/ e tutte le parole/ le rovesciavano per benino./ Fare diverso non era permesso,/ ma c'erano tanto abituati/ che si capivano lo stesso. / Un giorno in quel paese/ capitò un povero ometto/ che il codice dei bugiardi/ non l'aveva mai letto,/ e senza tanti riguardi/ se ne andava intorno/ chiamando giorno il giorno/ e pera la pera,/ e non diceva una parola/ che non fosse vera. / Dall'oggi al domani/ lo fecero pigliare/ dall'acchiappacani/ e chiudere al manicomio./ "E' matto da legare:/ dice sempre la verità"./ "Ma no, ma via, ma và ..."/ "Parola d'onore:/ è un caso interessante,/ verranno da distante/ cinquecento e un professore/ per studiargli il cervello ..."/ La strana malattia/ fu descritta in trentatre puntate/ sulla "Gazzetta della bugia"./ Infine per contentare/ la curiosità popolare/ l'Uomo-che-diceva-la-verità/ fu esposto a pagamento/ nel "giardino zoo-illogico"/ (anche quel nome avevano rovesciato ...)/ in una gabbia di cemento armato./ Figurarsi la ressa./ Ma questo non interessa./ Cosa più sbalorditiva,/ la malattia si rivelò infettiva, / e un po' alla volta in tutta la città/ si diffuse il bacillo/ della verità./ Dottori, poliziotti, autorità/ tentarono il possibile/ per frenare l'epidemia./ Macché, niente da fare./ Dal più vecchio al più piccolino/ la gente ormai diceva/ pane al pane, vino al vino,/ bianco al bianco, nero al nero:/ liberò il prigioniero,/ lo elesse presidente,/ e chi non mi crede/ non ha capito niente.


(Gianni Rodari, Il paese dei bugiardi, Le favole a rovescio).

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martedì 18 giugno 2013

HUNDEHILFE POLONIA

Pubblico la traduzione di un articolo sulla deportazione di cani dalla Polonia in Germania, per evidenziare come il problema sia comune a molti Paesi. I nostri  randagi, evidentemente NON tutelati dalle nostre leggi,  sono spesso deportati in uguali condizioni a quelle qui pubblicate, dopo essere stati prelevati da canili italiani NON lager, dove i cittadini italiani hanno provveduto a pagare tutto. Spesso paghiamo anche le presunte "associazioni animaliste" che per ogni "adozione" fatta in questo inaccettabile modo, prendono qualche centinaia di euro.
Responsabile di questo trasporto è HUNDEHILFE POLONIA, dei cani italiani si "occupa" HUNDEHILFE ITALIA.


{TS-Kritik}

La protesta degli animalisti e dei cinofili polacchi contro i trasportatori tedeschi di cani, ricomincia. 
Doggennetz.de ne ha già parlato due anni fa (Aua316, Aua317, Aua320, Aua341, Aua369, Aua372).
Le “organizzazioni per la protezione animali” tedesche non cercano il colloquio con i colleghi polacchi. La discussione ha toni accesi. Dopo lo scandalo di un cane che è stato salvato all’ultimo minuto dal suo proprietario polacco dall’esportazione in Germania, le tensioni sono tante.  
Le critiche polacche sono rivolte particolarmente contro Hundehilfe Polen che, sul suo sito Internet, pubblica un articolo sulle controversie con il titolo tendenzioso "Bugie e diffamazionin".
Molto interessante è la spiegazione ufficiale del veterinario polacco che parla, documentatamente, delle condizioni di vita dei cani polacchi in Germania.  
I responsabili dell’associazione hanno deciso di indagare personalmente sulle condizioni  di trasporto durato dal 30 maggio al 1° giugno (3 giorni!!!) dati i trascorsi conflitti la "animalista" polacca Aniela.
Aniela è un’animalista esperta e conosciuta di Varsavia. È in grado di presentare successi e organizza sterilizzazioni a livello nazionale a cui partecipano sempre più veterinari polacchi e cliniche veterinarie polacche.  
Gli animalisti polacchi si sono rivolti alla redazione DN perché avevano paura di una farsa. In seguito all'esame di risultati di ricerche del passato sono stati tranquillizzati. Con molta sicurezza si poteva presupporre che non si trattasse di un trasporto in regola e rispettoso degli animali.
DN pubblica le foto, senza commenti, del trasporto. Le associazioni e i canili tedeschi che prelevano cani da questo trasporto sono pregati di guardarle.
Segue un ulteriore articolo.
Tutte le foto sono state scattate all’ultimo trasporto di  Hundehilfe Polen dal 30 maggio al 1° giugno 2013.  
 
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Qui termina l'articolo di Karin Burger

Augurandomi che tutto questo serva a profonde meditazioni, ricordo che i
cani di tutta Europa sono deportati sistematicamente in Germania (e non solo)
 in numero incalcolabile.
Vanno in un Paese dove non esiste anagrafe 
canina nazionale, dove sono oggetto di commercio, dove le organizzazioni animaliste possono venderli ai laboratori e dove è lecito sparargli ad una certa distanza dall'abitato (oltre alla pratica della zooerastia). 
La legge sulla zooerastia in Germania è cambiata da alcuni mesi, ma temo
 che non altrettanto rapidamente siano modificate consolidate abitudini
e ad  ora, non mi risultano denunce in essere per gli amanti di tale pratica.
Bisogna quindi dedurre che comportamenti di abuso da decenni leciti, siano
stati miracolosamente abbandonati appena lo Stato ha legiferato in tal senso.(!)
Facile da credere, come è facile credere che tutti gli animali deportati
trovino accudenti famiglie e vivano sereni ed amati.
Trasporti come questo, dimostrano infatti quale attenzione ed amorevoli
cure siano date alle vittime, ed il viaggio (questo è durato 3 giorni!)
è spesso solo l'inizio del percorso verso il buio, dove risulta impossibile 
sapere a chi siano venduti i nostri randagi, ma certo resta sempre
il loro prezzo di vendita.
Dove non c'è trasparenza è doveroso pensare ci sia dolo.
Ripeto all'infinito la solita domanda che cade nel vuoto da anni:
dopo questi viaggi terrificanti, a chi sono venduti i nostri randagi? 
A chi sono venduti i randagi di tutti i Paesi fornitori di merce?
Perchè gli animali non si trattano in questo modo, questa è
MERCE.

Alma Galli M.A.R.E.

sabato 26 marzo 2011

LA "GRANDE FORTUNA" DEI CANI DEPORTATI IN GERMANIA


La traduzione  che leggiamo di seguito di un articolo della giornalista Karin Burger, sui casi di Dago, di Mikka ed anche di Libert, tre cani italiani finiti in Germania per opera  di associazioni animaliste italiane e di  organizzazioni animaliste tedesche, mette in evidenza la  punta di un enorme iceberg che pian piano  stà emergendo.
 Questi tre casi devono  farci riflettere su quanto sta accadendo ai nostri animali, sull'interesse  che  alcune associazioni straniere  ed in questo caso tedesche, hanno per i nostri cani randagi. Un interesse che  viene subito soddisfatto da centinaia di "volontarie animaliste" che  hanno intensificato  staffette e stalli per animali presi ovunque,dalla strada,dai canili , da amici, da contadini. 
Il tragico risultato è che migliaia di cani (e anche gatti)  varcano le frontiere del nostro paese in uscita senza che le Forze dell'ordine e  gli addetti ai controlli alle frontiere si pongano minimamente un dubbio su tale intenso traffico di animali da compagnia protetti dalla Legge Italiana. Partono verso dove?  per chi? per cosa?  Quanto durerà ancora un traffico palesemente illegale e palesemente criminale?


Aua94: I cani italiani alla masseria Momo 
{TS-/DS-Critica}
Un numero incredibile di lettere sono
 arrivate alla redazione relativamente al mio articolo  CharityWatch.de-Artikel „Wo sind die Hunde aus Italien?“  Dove sono i cani italiani ?  Chi è interessato al problema l’ha preso molto a cuore.
Alcune lettere , da una parte sono  in tono molto aggressivo e particolarmente irritante, tono che  si trasforma addirittura in urla (cioè scritto tutto in maiuscolo) oppure sono talmente fuori tema che non sono pubblicabili.
D’ altra  parte altre lettere  esulano  da ogni logica. Se si trasferisce la problematica in un altro settore, la strategia diventa più che evidente: un grossista di carne si fa pubblicità invitando gli addetti  ai controlli sugli alimenti, pregandoli di andare a controllare di persona che nella sua ditta sia tutto a posto. Quando poi gli invitati decidono di andare, vengono loro imposte sia le partite di carni sia di salumi da “controllare”.
Un tale procedimento si commenta da sé!
Più significativi invece sono i casi documentabili ed addirittura alcuni che presto verranno trattati in tribunale, come quello del cosiddetto “incrocio Alano” DAGO del canile di Rieti, che in Italia pare si chiamasse Rocco. Questo cane del canile di Rieti era con almeno un altro cane proveniente dall’Italia, tra i cani sequestrati alla masseria Momo a Marzo 2011 (Altri articoli relativi a questo caso  qui e qui e qui e qui .)
Hanno ragione gli amanti degli animali ed animalisti italiani a preoccuparsi!

Il destino allucinante come quello di Dago, prelevato a Rieti e poi scaricato nella masseria Momo è stato forse reso meno  “grave” dalle testimonianze da libro cuore, di altri nuovi proprietari di alcuni  cani provenienti dall’Italia? Questo riduce  la sua sofferenza? E quello del cane Mikka? Qual’è la responsabilità degli animalisti tedeschi in rapporto al destino di un numero infinito di altri cani provenienti dall’estero e di cui non si sà nulla? Forse la responsabilità è minore solo perché non si sa nulla, dato che gli interventi  da parte delle Autorità  sia per la masseria Momo sia per la scoperta delle condizioni della Zarenhof sono un’eccezione e non una regola! !

DAGO:  „La fortuna della sua vita“
Il caso di Dago conferma come sono false le notizie nei forum che parlano del destino dei cani e quanto siano incredibilmente ciniche le notizie in rapporto alla realtà. In data  11.07.2009 nel Forum  Verlassene Pfoten: c’ è il seguente intervento:
 Salve carissimi,

Dago ha avuto la fortuna della sua vita.
Arriva il 15.07.09 verso mezzogiorno a Francoforte.
Ci serve una staffetta da  60488 Frankfurt sino a 27259

 Wehrbleck (nei pressi di Brema).

Dago da Rieti ha bisogno di nuovo del vostro aiuto.

[Parte del post : K. B.]  Fonte:
http://www.verlassene-pfoten.de/wbb2/thread.php?threadid=

14165&sid=228a1c6d53402a291839f843bca3e336
Posting vom 11.07.2009, 23.08 Uhr

Gli animalisti definiscono come la  “fortuna della sua vita” il fatto 
che il cane Dago sia finito nelle mani dell’associazione che si cela 
dietro alla masseria Momo! Le Autorità nel  2010 hanno potuto avere 
conferma che già dal 2009  in realtà la “fortuna” che ha avuto  il cane
 era ben altra !

Persi di vista
Il caso di Dago conferma che gli animalisti non sanno 
dove sono i cani da loro importati dall’estero in Germania.
Nel febbraio  2011  nello stesso Forum un’animalista scrive sul caso di Dago :


Per quanto riguarda  Dago e tutte le altre domande, Claudia si farà viva
 personalmente. Da due settimane è in ospedale e deve prima rimettersi.
Vorrei dire che allora   Dago è stato preso da  Conny Peters. 
Lei poi l’ha ceduto alla coppia B. e noi lo stiamo cercando. 
 A tutt’oggi non siamo ancora riusciti a scoprire se
 fa parte dei cani sequestrati o se è ancora presso la signora B. .
Per qualsiasi informazione a riguardo vi saremmo molto grati .

[Tratto da: K. B.]
Fonte:
http://www.verlassene-pfoten.de/wbb2/thread.php?postid=398572
Posting vom 17.02.2011, 12.50 Uhr

  Da sottolineare:  Vi saremmo molto grati se ci deste informazioni
 riguardo il luogo dove si trova il cane,” “ In tedesco  questo ha un
significato gli : Gli animalisti non sanno affatto dove si trova
 il cane che  hanno importato.
Per il caso di  Dago ci sono quindi le prove  che non ne  sanno nulla.
Per gli    altri 34cani, indicati ed elencati da animalisti italiani, 
l’organizzazione responsabile non vuole dare informazioni con la scusa
 della privacy e rifiutando la basilare trasparenza dettata dalla legge.
Per i 96.000 cani , dai dati che indica un giornalista in Facebook, 
pare portati negli ultimi cinque anni dall’Italia in Germania, non lo
 può più verificare nessuno !
Questa è protezione  degli animali?

Foto ingannevoli
Il commento del Forum suddetto, attraverso il quale  si cerca Dago, viene 
completato nel forum con foto che i responsabili “ di allora” 
(probabilmente nell’estate 2009, poco dopo la cessione del cane all’associazione
Animals Hope) pare abbiano scattato.
Che  tipo di prova rappresentano  queste foto?
Sono semplicemente foto di alcuni momenti di vita del cane !

Poche informazioni per le indagini in corso
Il caso della masseria Momo porta alla luce molte altre informazioni 
sul commercio  di cani delle organizzazioni animaliste. Ci sono un’infinità
di nomi, molti indirizzi, le indicazioni di molte tratte e stalli,  la fine di
molti cani.  Purtroppo però attualmente non possiamo pubblicare i
dettagli scottanti a causa delle complicate indagini che sono in corso.
 I testimoni non possono ancora esporsi, altrimenti il loro status di
teste potrebbe essere messo in pericolo.  

Una cosa ora è certa, personaggi famosi, molto decantati  che sono  
nell’ambito animalista, ci sono dentro fino al collo e questo  è 
già stato d’aiuto per capire lo scandalo della masseria Zarenhof !
Anche la conferma da parte delle Autorità sull’identità di Dago non 
è stata facile.  E’ stato possibile solo dopo che  Doggennetz ha ricevuto 
da fonti certe la sicurezza assoluta sull’identità del cane, verificando 
anche con il numero di Microchip. Solo allora l’autorità preposta, che 
giustamente per le indagini in corso nel frattempo  era molto restia a 
dare informazioni, ha  potuto dare conferma.
A causa della complessità delle indagini, ci siamo anche impegnati a non 
diffondere notizie relative al luogo dove ora si trova custodito questo 
povero cane.
Sul suo stato di salute però possiamo solo dire : il cane è 
incredibilmente grasso! In bocca gli sono rimasti solo degli spuntoni al 
posto dei denti.

Dago non è un caso unico
Ma questo può accadere ?
No, non deve succedere! Fino a che non  vi sarà la certezza che non accadano
 più casi simili e che un cane possa finire  dall’ “inferno di un canile italiano”
in una masseria come quella di Momo, l’attività delle  organizzazioni 
animaliste deve essere vietata. Questo divieto   fino  a quando non si sarà in
 grado di garantire trasparenza attraverso  i meccanismi di controllo. 
E’  urgente la professionalizzazione di tutto il modus operandi delle 
organizzazioni animaliste, affinché  i cani stranieri, nonostante le numerose 
collette, non passino da un  inferno all’altro o peggio ancora, da una detenzione 
buona a condizioni di grave maltrattamento.
Dago  nella sua permanenza  a  Doerrieloh avrebbe potuto comunicare le sue 
sofferenze in italiano alla sua amica la  cagnetta  Mikka . 
La meticcia di Boxer-Rottweiler che  (nel passaporto italiano indicata
 come „Rottweiler“, cosa evidentemente non veritiera) è stata deportata 
probabilmente nell’autunno del 2009 dall’Italia in Germania. 
Usiamo la definizione “deportata”  con cognizione di causa.  
Pare però provenga da un canile italiano di nome  "Casa Luca"

La cagnetta è positiva alla Leishmania. 
Ora è sotto cura veterinaria per la malattia
 tipica del Sud e necessita di antidolorifici
 per l’artrosi. 
Le sue condizioni di salute sono molto
 migliorate dove si trova ora, che è anche
 il posto definitivo dove resterà, confermato
 anche da parte dei veterinari. 
Tra l’altro, Mikka ora si trova, anche dal 
punto di vista legale, in condizioni 
assolutamente sicure. 
Dopo il sequestro del novembre 2010 
è stata legalmente ceduta dalla proprietaria precedente a quella attuale.


Italia – Germania  – morto
Le ricerche ed i contatti dei partecipanti a queste dubbie staffette, relative
 a coloro che fanno da intermediari e distribuiscono cani  proveniente 
dall’estero in tutta la Germania, mettono in luce altri orrori.
Il seguente caso non ha nulla  a che fare con la masseria Momo, ma 
molto con le organizzazioni animaliste che  riforniscono questa ed altri 
in modo continuativo.  
Ecco cosa riferisce a Doggennetz, un’animalista che ha partecipato 
all’azione , riguardante il pastore Tedesco  Libert che è sopravvissuto solo
 per una notte al lungo e stressante viaggio dall’Italia in Germania. 
Nella sua prima e unica mattinata nel “paradiso tedesco” per  cani, è morto 
di blocco renale. Il destino di Libert,  se i fatti sono reali, evidenzia che i 
trasporti sono illegali. Per i trasporti legali un veterinario all’estero deve, 
poco prima della partenza, visitare i cani ed attestare che possono affrontare 
il viaggio. 
Probabilmente Libert non è stato visitato, da un veterinario  come  prevede
 la legge. Oppure il fatto che un veterinario ASL italiano non sia stato 
in grado di riconoscere 24 ore prima  i  gravi problemi renali, dovrebbe
 essere testimoniato da una certificazione presentata  da parte degli 
animalisti che hanno portato via Libert.
Ma non accadrà mai. Poiché abbiamo appena imparato che gli animalisti 

tedeschi non devono dimostrare nulla. .Gli animalisti tedeschi trovano ancora
 gente che si fida di loro ed il destino di un  Dago, di una Mikka o di un  Libert 
non tocca i loro sensibili cuori e si buttano a capofitto sulle tastiere  distraendosi 
dalle strategie poco chiare e fuorvianti.




Ma non è da ringraziare nessuno degli 
animalisti     di cui sopra se oggi 
l’aspetto di MIKKA  è così e può vivere 
COSI’! 


Testo originale dell'articolo  di Karin Burger qui
Ho parlato del sequestro della masseria Momo qui